MOTI I MADH (Il “Tempo Grande”) I riti arbëreshë della primavera – Proposta di candidatura UNESCO

UN IMPORTANTE PROGETTO PER LA VALORIZZAZIONE E IL RILANCIO DELLA CULTURA MINORITARIA ARBËRESHE NEL MERIDIONE D’ITALIA COORDINATO DALLA FONDAZIONE UNIVERSITARIA UNICAL “F. SOLANO” CON LA PARTECIPAZIONE DI CINQUE ATENEI ITALIANI (CALABRIA, PALERMO, SALENTO, VENEZIA-CA’ FOSCARI E MILANO “STATALE”).
TRASMESSA IN QUESTI GIORNI ALLA COMMISSIONE NAZIONALE UNESCO LA PROPOSTA DI CANDIDATURA DELLA CULTURA IMMATERIALE DEGLI ALBANESI D’ITALIA A PATRIMONIO UNIVERSALE.

A nome di un nutrito gruppo di lavoro costituito da illustri studiosi e da numerosi detentori e praticanti, è stata presentata in questi giorni alla Commissione Nazionale “UNESCO” dalla Fondazione universitaria UNICAL “Francesco Solano”, che ho l’onore di presiedere e che ha coordinato i lavori, la candidatura della cultura immateriale degli albanesi d’italia a patrimonio universale.
La Fondazione Solano, pur tra le difficoltà imposte dalla crisi pandemica, ha portato avanti e ha coordinato un lungo lavoro di ricognizione sul campo per individuare questa rete di tradizioni rituali che stato realizzato grazie alla collaborazione attiva di numerosi detentori e praticanti di tali elementi rituali, espressione di organizzazioni, gruppi e persone di varia estrazione sociale e culturale che nelle loro quaranta lettere di adesione auspicano che venga ora finalmente riconosciuto la peculiarità di questo loro ricco patrimonio che rappresenta il vero bene comune dell’Arbëria, sinora sostanzialmente ignorato dalle istituzioni e salvaguardato sinora solo grazie all’impegno diretto dei gruppi di praticanti e alla tenacia delle comunità interessate.
La proposta, denominata “Moti i Madh” (“Tempo Grande”), punta a iscrivere nel Registro delle Buone Pratiche della Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco un insieme di pratiche cerimoniali ed eventi di tipo performativo (musicale, coreutico, teatrale etc.) a cui si accompagnano saperi di stampo tradizionale che rientrano nell’originario ciclo delle feste della primavera e propongono nelle diverse comunità italo-albanesi eventi che attualizzano temi e motivi arcaici di straordinaria suggestione.
Queste pratiche sono vive presso gli Arbëreshë (Albanesi d’Italia), comunità linguistica minoritaria di origine albanese storicamente presente da circa sei secoli in 50 comunità in sette regioni (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) della Penisola italiana, riconosciuta dalla legge quadro nazionale n. 482/1999 “Norme di in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche”.
La proposta, avviata e sostenuta dall’azione di ricerca e sensibilizzazione promossa dalle cattedre universitarie di Albanologia dell’Università della Calabria e di Palermo, è stata perfezionata e resa funzionale grazie al concorso di un’equipe interdisciplinare, coordinata dalla Fondazione Solano e formata da studiosi di Albanologia, di Antropologia, di Etnomusicologia e di Storia delle culture afferenti alle Università della Calabria, di Palermo, del Salento, di Venezia e Milano “Statale”, oltre che da esperti giuristi e informatici: si tratta di Matteo Mandalà, Nicola Scaldaferri, Monica Genesin, Eugenio Imbriani, Giuseppina Turano, Giovanni Macrì e Battista Sposato. Essa si avvale anche dell’apporto nel comitato scientifico di altri insigni specialisti, italiani e albanesi, a conferma del grande e riconosciuto valore scientifico che tali specificità rivestono per la ricostruzione dell’antica base culturale comune della nostra Europa.
Con la lingua e la ricca letteratura orale degli albanesi d’Italia, “Vàllet” (le ridde) di Pasqua, la “festa” dei morti nella tradizione religiosa orientale, le suggestive pratiche cerimoniali legate ai riti nuziali, ma anche i canti tradizionali arbërisht– sia laici che religiosi (soprattutto le “kalimere”) – come pure i prodotti tipici dell’artigianato – e i ricchi costumi femminili arbëreshë, ma anche i prodotti della tessitura nonché quelli dell’alimentazione, riferita sia ai cibi rituali che ai cibi tradizionali – sono alcune delle espressioni culturali e rituali tipiche che rientrano in questa proposta di candidatura della cultura immateriale arbëreshe che ha ricevuto in questi mesi un sensibile e fattivo segnale di attenzione ma anche di indirizzo dalla Sottosegretaria del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dr.Anna Laura Orrico.
Da segnalare, inoltre, l’autorevole sostegno dato a questa proposta di candidatura dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, certamente il più rappresentativo organismo che opera nel nostro Paese a livello nazionale in ambito culturale e ambientale, che ha portato alla stipula di un apposito protocollo d’intesa tra il FAI e la nostra Fondazione per condividere insieme il percorso intrapreso per l’iscrizione dei riti e dei canti tradizionli del MOTI I MADH nel registro di buone pratiche di salvaguardia, secondo la convenzione Unesco 2003.
Last but not least, da evidenziare anche l’apprezzamento e il supporto garantito alla proposta di candidatura MOTI I MADH, che troverà forme di ulteriori collaborazioni e condivisioni, dal Governo della Repubblica d’Albania attraverso il Ministero della Cultura Albanese nelle persone del Ministro Elva Margariti e del Vice-Ministro Meri Kumbe, che ringraziamo entrambe sentitamente per la concreta attenzione rivolta alla nostra cultura.

Rende, 26-12-2020
Francesco Altimari

 


Kulàç, ciambella nuziale tipica – San Costantino Albanese – Foto di Maddalena Scutari

 

   
Rito nuziale con il “Flamur” (bandiera) a San Paolo Albanese – Foto di Antonio Tortorella

 


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